anni fa, quando il mio interesse per le piante mi portò ad osservare con più attenzione la natura, provai a conservare qualche barlume degli stupori di cui essa mi omaggiava.
il libricino in cui poi raccolsi quelle impressioni mi piacque intitolarlo semplicementenocciole. Aveva per sottotitolo frammenti e appunti. Tenevo molto a non essere tacciato di presunzione: so bene che non basta andare a capo per fare poesia, né scrivere tre righe brevi per comporre un haiku.
l’haiku ha una struttura e regole precise, rispettare le quali mi sembrava troppo vincolante; le poche parole che avevo a disposizione preferivo sceglierle liberamente. Tuttavia quand’ho provato a seguirle ho capito che proprio imponendo di allontanarsi dalla prima impressione, quelle regole permettevano di vedere più cose, di vederne molte altre.
le nocciole raccolte nel libricino erano molto più numerose di quelle che ora giudico accettabili. Mi è stato necessario dimenticarle e rileggerle a distanza di molti anni per capire quante non fossero ancora mature. Quelle che qui propongo all’eventuale lettore spero siano gradite.
sul prato pesa la nebbia
il gatto sprizza nell’alba
veloce sul fiume
l’aria fra le piume
l’anatra sul tronco
minuta e fragile
in cerca d’aria e luce
fra le foglie un’erbetta
i cespugli di bosso
in pesanti cappe di neve
inerpicati sul pendio
duri denti nel duro
la fame dello scoiattolo
il buco nella nocciola
l’ultima nuvola
dissolvendosi
riempie il cielo
oscuro fogliame
improvviso splendore
due lontane ciliegie
nel ceppo la scure
silenziosa scivola
la crepa fino in fondo
franar di neve
la fronda oscilla
ritrova la sua curva
la gialla farfalla
sul ruvido vetro
fino alla polvere
sempre alla finestra
immobile la falena
pareva guardar fuori
in lucore di luna piena
ebbro di limpida quiete
il canto d’un filo d’erba
le profondità e i colori
l’ombre e gli splendori
nel calice d’un fiore
le parole del gatto
sui fogli le zampotte
bagnate di neve
nella stufa la fiamma
lenta e bassa dove soffoca
alta e veloce dove respira
il risveglio del ghiro
fra gli artigli dell’astore
il nido è lontano
la pioggia e il sole
insieme per un attimo
i grilli tacciono
scrosciar di latte
crocchiar di foglie
il gatto risale il bosco
ombra lenta
laggiù nell’erba alta
una lepre in corsa
nell’aria ferma
la fronda oscilla
il merlo vola via
i rami nella nebbia
alla deriva nel buio
al nulla aggrappati
giù la nocciola
fra le tegole rotola
nell’erba si ferma
delicata fermezza
quattro dita di neve
sul filo dei panni
amorevoli voli
rametto su rametto
il tepore d’un nido
i rami dell’albero
i disegni del sole
nell’ombra sul prato
la foglia secca
sul ramo crepita
la raffica d’un picchio
ombre di rami fermi
l’affondo della vanga
la coda del ramarro
nel cavo d’un tronco
s’una fitta trama di seta
un laghetto di resina
le ondine alla sorgente
il risalir del fiume la corrente
sui riflessi la brezza
scemar di folata
in venir d’altre ondate
la risacca d’un vento
la preda nella rete
il ronzio più debole
le pause più lunghe
in un borro di rovi
il dibattersi d’un amore
fino alle ossa
in immenso candore
la scura corsa del gatto
i nivei sbruffi nell’aria
nella polvere del cortile
la coda mozza sullo sfregio
tra le gambe la catena
verso l’ultima collina
in viaggio s’una foglia
nel vento che si soffia
il veleno a morsi
si strappò dalla pancia
l’ultimo urlo il topo
altra musica il torrente
se vi scintilla un sasso
se vi cade un petalo
nel buio del bosco
una nuvola di brume
la linea d’un brigantino
il vento sul ramo
la pioggia sull’erba
le stelle nel buio
l’orizzonte di braci
sul ceppo una fiamma
lo schioccar d’una vela
l’erba più verde
dove il muretto frana
proprio fra i sassi
l’erba più fitta
dove l’acqua trabocca
oltre l’orlo del fosso
la vespa intorno al bicchiere
poi dentro sempre ronzando
finché annega
la falena intorno alla fiamma
l’ombra sempre più grande
finché brucia
la neve ancora di pietra
le orme d’un pettirosso
il peso d’un cinguettio
nel gelo la prima crepa
poi lungo nuove brecce
i voli e i suoni d’altre ali
il deflusso del silenzio
lo scorrere della resina
il farsi ramo della gemma
sul collo il segno
sul prato il solco circolare
d’una corsa sempre uguale
d’una catena sempre tesa
fino allo strappo

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